Alberto Pandolfo

Consigliere comunale di Genova – Vice Presidente della Com. Bilancio e Patrimonio del Comune


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Consiglio comunale monotematico sulla sicurezza in città

“La sicurezza passa per il decoro della città. Dove c’è degrado, cresce degrado”

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Il concetto di sicurezza costituisce un tema multiforme caratterizzato da distinte componenti che invocano la specificità dei luoghi e delle relative soluzioni.

Lo spettro è ampio dalla sicurezza ambientalestradale o la sicurezza sul lavoro o del lavoro. Poi c’è un’altra sicurezza, quella nell’accezione più comune, che si occupa dei fenomeni sociali causati dalla criminalità.

Per citare solo alcuni esempi, i cui dati riportato numeri preoccupati: negli ultimi anni in Italia si contano in media 10 morti al giorno per incidenti automobilistici e 3 morti al giorno per incidenti sul lavoro (dati dell’ultima rilevazione del 2012). Non parliamo poi delle centinaia di migliaia di persone che perdono il lavoro o non trovano un posto di lavoro. C’è ragione per essere preoccupati della sicurezza in tutte le sue accezioni.

 

L’ultima classifica stilata è quella del Sole 24 Ore, posiziona la città di Genova al 47° posto per la qualità della vita, indice globale che raccoglie gli aspetti che ho sopra enunciato in termini di sicurezza lavorativa, ambientale e legata all’ordine pubblico.

La lingua inglese, che prendo in presto, ci aiuta a ragionare su una prima grande distinzione: quella fra safety e security.

La safety implica la salvaguardia da circostanze generalmente indipendenti da precise volontà (quindi accidentali). In sintesi ciò che prevede una risposta di prevenzione.

La security implica la salvaguardia da attacchi, contro persone o beni, perpetrati volontariamente con l’intenzione di nuocere, quindi atti criminali. In sintesi ciò che prevede una risposta di difesa.

In italiano esiste genericamente il termine sicurezza e per questo occorre confinare il tema che oggi trattiamo all’interno del nostro Consiglio comunale, rapportandolo alle competenze del nostro Ente.

Se l’argomento fosse stato contingentato al solo tema dell’ordine pubblico, avremo forse convocato una Commissione (cosa che ad esempio abbiamo già fatto per parlare del ruolo della Polizia Municipale) e non un interno Consiglio, che ha l’attenzione di tutti gli Assessorati.

In questo senso credo che una sottolineatura importante vada fatta evidenziando come la trattazione del concetto di sicurezza vada arricchito con l’aggettivo “integrata”.

Per concretizzare una “sicurezza integrata” occorre mettere in atto politiche trasversali, fondate sulla collaborazione istituzionale, della cooperazione tra enti e all’interno degli enti, in cui alle politiche proprie dello Stato, si affiancano le politiche socialidell’ambiente e dell’urbanistica.

Sicurezza integrata significa in primo luogo capacità di coniugare e coordinare risorse ed azioni della pluralità di soggetti pubblici e privati che, a diverso titolo, esercitano competenze in materia.

Ponendo l’accento sulla molteplicità di approcci culturali ed operativi mediante i quali affrontare la sicurezza, e al di là della semplice attività di contrasto alla criminalità (di competenza dello Stato), un Comune deve investire nella sfera della:

–         inclusione dei soggetti deboli

–         integrazione sociale

–         mediazione dei conflitti

–         educazione alla civiltà e alla legalità

–         prevenzione sociale

–         prevenzione ambientale-urbanistica

–         cura e controllo del territorio

(tutte azioni di competenza delle autonomie  locali).

 

Ecco che si concretizza la dualità a cui facevo riferimento in premessa difesa (dello Stato) e prevenzione (degli Enti Locali).

Un insieme di competenze quindi, che in larga misura coinvolge la responsabilità delle autonomie locali: Comune in primis. E un insieme di domande che provengono da larghi strati di cittadinanza.

Quello della prevenzione ambientale-urbanistica rappresenta un filone relativamente recente – almeno nel nostro contesto nazionale – che mette in luce il rapporto tra sicurezza e organizzazioneprogettazione e manutenzione dello spazio urbano, tutti temi sui quali il Comune è direttamente coinvolto.

L’esperienza ci dimostra come le condizioni del contesto fisico urbano possano influenzare il compiersi di atti criminali e di microcriminalità o il manifestarsi di comportamenti di inciviltà: dove c’è degrado, cresce degrado. 

Illuminanti a questo proposito citare alcune osservazioni formulate già nel 1961 dalla studiosa americana Jane Jacobs, da tutti considerata la caposcuola dell’approccio di cui sto parlando.

La pace della città, delle strade e dei marciapiedi, non è garantita principalmente dalla polizia, anche se la polizia è assolutamente necessaria. E’ garantita da un’intricata quasi inconscia rete di controllo volontario sui propri quartieri. Il controllo spontaneo dello spazio può avvenire solo in una città vitale, vivace, le cui strade sono usate di giorno e di notte, il cui ambiente non degradato ispira fiducia e senso di appartenenza, una città fatta di quartieri in cui il cittadino si identifica”.

Naturalmente negli ultimi decenni molta strada si è fatta nella conoscenza dei fenomeni legati al compiersi di atti criminosi questo grazie all’attività delle Forze dell’Ordine, nella individuazione di possibili cause ed effetti, nella definizione di rimedi e di soluzioni. Si è peraltro acquisita la consapevolezza che non c’è un nesso meccanicamente proporzionale tra andamento o incidenza della criminalità ed effettiva percezione collettiva di insicurezza. Essendo oggi il senso di insicurezza nelle città un vero e proprio problema sociale, alcuni studiosi hanno paradossalmente affermato che la paura del crimine e l’insicurezza percepita sono un problema a volte più grave del crimine stesso.

In considerazione di ciò, il tema della sicurezza nell’ambiente urbano si è imposto nell’ultimo decennio, come tema centrale nel dibattito sulla qualità della vita. Appare del tutto evidente che alcune esperienze hanno già dimostrato i loro limiti: inefficaci le risposte date sia in termini meramente repressivi, di cosiddetta tolleranza zero o di militarizzazione del territorio, sia in termini di prevenzione, che si preoccupa di rimuovere contingenti elementi e motivi di disagio ma di fatto non interviene sulle cause dei problemi e ottiene quindi il solo risultato di spostarli fisicamente da qualche altra parte, sia in termini di puro controllo tecnologico, qual è il caso dell’uso spesso indiscriminato della videosorveglianza.

Per concludere quindi la necessità affrontare a livello territoriale le politiche di sicurezza, tenendo in considerazione tutti gli aspetti che riguardano la prevenzione (della safety) che sono gli aspetti appunto che riguardano le competenze degli Enti Locali: la buona progettazione, la cura della città, la manutenzione e in generale il buon governo del territorio, allontanando le scorciatoie per la soluzione di problemi complicati che talvolta invadono competenze che sono più propriamente dello Stato e non dei Comuni.